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Forlì-Cesena

La magia solidale di “OZ el otro mago” conquista il Bonci

L’iniziativa, promossa da Studio 524 con il patrocinio di Ausl Romagna e Comune di Cesena e il sostegno di BCC Romagnolo, ha centrato il suo obiettivo

(fonte La Voce di Cesenatico: Grazie)

Un teatro gremito in ogni ordine di posti, applausi prolungati e un’emozione palpabile hanno attraversato ieri sera il Teatro “Alessandro Bonci” di Cesena, trasformato per l’occasione in un luogo di solidarietà, arte e partecipazione collettiva.
Lo scorso Venerdì 5 giugno, “OZ el otro mago”, lo spettacolo benefico ideato e diretto da Mahoù de Castilla, ha conquistato il pubblico con una rilettura intensa e profondamente umana del celebre racconto di L. Frank Baum. L’iniziativa, promossa da Studio 524, affiliata UISP Forlì Cesena, con il patrocinio di Ausl Romagna e Comune di Cesena e il sostegno di BCC Romagnolo, ha centrato il suo obiettivo più importante: trasformare la bellezza dell’arte in un gesto concreto di cura.

L’intero ricavato sarà infatti destinato all’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Ospedale “Maurizio Bufalini”, per contribuire alla realizzazione di ambienti parto sempre più accoglienti, familiari e rispettosi dei bisogni delle donne e delle loro famiglie.
Fin dalle prime scene, il pubblico ha compreso di trovarsi davanti a qualcosa di diverso da una semplice rilettura del Mago di Oz. Il sipario si è aperto su un mondo ferito, attraversato dal fragore della guerra. Dorothy non è più la bambina spensierata della fiaba, ma una piccola profuga che affronta il dolore della perdita stringendo a sé Totó, trasformato in un vecchio peluche dal collare rosso, ultimo frammento della sua infanzia.

Quando la realtà diventa insopportabile, il sogno si trasforma nell’unico rifugio possibile. Ed è proprio lungo il celebre sentiero di mattoni gialli, simbolo di una speranza che resiste anche nelle situazioni più drammatiche, che prende vita un viaggio intenso e carico di significato.
I personaggi incontrati lungo il cammino non sono semplici figure fantastiche, ma donne e uomini segnati dalla sofferenza, dai conflitti, dalla perdita della casa, degli affetti e della fiducia nel futuro. Il confine tra sogno e memoria si assottiglia continuamente, dando forma a immagini potenti che il flamenco amplifica con tutta la sua forza espressiva.

La cifra stilistica di Mahoù de Castilla è emersa in tutta la sua originalità. Forte di una formazione che unisce la disciplina della danza classica agli insegnamenti ricevuti all’Accademia Amor de Dios e al Real Conservatorio di Madrid, il coreografo ha costruito uno spettacolo capace di fondere eleganza, tradizione gitana, innovazione e rispetto delle radici del flamenco.

Ogni passo, ogni battito di mani, ogni movimento del corpo racconta una storia. Il flamenco non accompagna semplicemente la narrazione: ne diventa voce, respiro e grido.
Sul palco, oltre sessanta artiste del Centro de Arte Flamenco hanno dato vita a quadri scenici di grande impatto emotivo, sostenute dall’intensità musicale di José Salguero, cantaor di fama internazionale, dalla chitarra raffinata e coinvolgente di Giulio Cantore e dalle percussioni di Stefano Fabbri, il cui cajón ha scandito il ritmo di un viaggio tra dolore e rinascita.

Il cuore dello spettacolo si è rivelato nel finale, quando Dorothy e i suoi compagni comprendono che ciò che cercavano disperatamente non era mai stato lontano. Il Grande Oz non è un salvatore, ma un testimone che mostra loro una verità semplice e universale: coraggio, intelligenza, amore e speranza vivono già dentro ciascuno di noi.

Un messaggio racchiuso nella frase conclusiva affidata alla voce fuori campo del Mago: “Non esiste energia più potente di quella che già avevate dentro. Fin dal primo passo”. Parole accolte da un lungo applauso, che ha suggellato uno dei momenti più intensi della serata.
Particolarmente toccanti sono stati anche gli interventi conclusivi, che hanno riportato l’attenzione sul significato solidale dell’iniziativa. Il direttore artistico di Cesena Danze, Ivano Pollini, ha ricordato come la compagnia continui a sviluppare progetti capaci di unire cultura, emozione e solidarietà, sottolineando che sostenere il reparto di Ostetricia e Ginecologia significa innanzitutto “investire nel futuro della comunità”.

“Ogni bambino che nasce rappresenta una speranza, un sogno, una nuova possibilità per il domani”, ha evidenziato Pollini referente dell'area Danza in UISP Forlì Cesena, ringraziando il pubblico per aver reso possibile l’iniziativa con la propria presenza.

Molto applaudito anche l’intervento dell’assessora Carmelina Labruzzo, che ha richiamato il valore dei primi mille giorni di vita, fondamentali per lo sviluppo della persona, ribadendo come la crescita di un bambino sia una responsabilità condivisa dall’intera comunità.
Il momento emotivamente più forte è arrivato con l’intervento di Gilda Sottile, coordinatrice ostetrica dell’Ospedale Bufalini. Con la voce spezzata dall’emozione, Sottile ha raccontato come lo spettacolo abbia richiamato alla memoria decenni di esperienza professionale accanto alle donne durante il travaglio e il parto.

“Ho visto tanti travagli, tante mamme. Ho notato le braccia vuote di donne che non hanno potuto portare a casa il loro bambino e braccia piene di mamme che, invece, hanno potuto accudirlo”, ha raccontato.
Parole che hanno trovato un profondo parallelismo con il viaggio di Dorothy: un percorso nel buio verso una luce ancora sconosciuta, proprio come accade a ogni donna che affronta il travaglio.

La coordinatrice ha poi illustrato il progetto che beneficerà della raccolta fondi: la creazione di ambienti nascita sempre più vicini a una dimensione domestica, capaci di garantire sicurezza clinica ma anche benessere emotivo.
“Le evidenze scientifiche dimostrano che le donne affrontano meglio il travaglio in ambienti familiari, meno ospedalizzati e meno medicalizzati”, ha spiegato Sottile, descrivendo l’ambizione di realizzare spazi che favoriscano serenità, empatia e fiducia.
Nel finale, rivolgendosi a Mahoù de Castilla, Sottile ha consegnato simbolicamente un ulivo, definendolo “simbolo di pace, passione e resilienza”: un’immagine perfettamente in sintonia con il messaggio dello spettacolo.
Quando le luci si sono riaccese e gli artisti hanno ricevuto la meritata standing ovation, è rimasta la sensazione di aver assistito a qualcosa che andava oltre la dimensione teatrale.

“OZ el otro mago” ha dimostrato che la cultura può ancora essere uno strumento potente di partecipazione collettiva. Ha ricordato che l’arte sa parlare delle ferite del presente senza rinunciare a indicare una strada per il futuro. E ha mostrato come una comunità possa ritrovarsi attorno a un obiettivo comune: sostenere la vita.

Ieri sera il Bonci era pieno. Ma soprattutto era pieno di significato. E forse è proprio questa la magia più autentica che Dorothy ha lasciato in dono a Cesena.

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